Quando penso alla parola abbandono, la prima immagine che mi viene in mente
è questa dell' "Abbraccio" di Klimt, in cui la donna si lascia avvolgere dal tentativo
ambizioso dell'uomo di contenere tra le sue braccia tutta la sua essenza, si lascia
travolgere estaticamente dalla tenerezza di lui, cede fiduciosa alle sue lusinghe
non opponendo più alcuna resistenza, si abbandona, appunto, al suo amore.
L'altro volto dell'abbandono è di natura opposta, è proprio il tradimento di tutte le
promesse che l'abbraccio contiene senza bisogno di verbalizzarle.
Ti dice di accogliere la tua fragilità, la tua bellezza, i tuoi limiti, la tua vita e poi
disattende ogni singola parola non pronunciata.
"...quasi meglio il manicomio dell'abbandono" ci dice Alda Merini, a ragion veduta.
E sembrerebbe quasi che non ci fosse altro da aggiungere.
Ma c'è una Parola che viene, invece, a rinfocolare la speranza:
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
4Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
5Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
4Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
5Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
(Is 62,3-5)


